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    IL MASTERPLAN

    IL MASTERPLAN DEL PARCO NAZIONALE TECNOLOGICO ARCHEOLOGICO DELLE COLLINE METALLIFERE GROSSETANE: IL RECUPERO DEL PATRIMONIO INDUSTRIALE COME NUOVA OPPORTUNITA' DI SVILUPPO

    Il Master Plan si prefigge la valorizzazione integrata del patrimonio storico-culturale delle Colline Metallifere: non solo l'archeologia industriale, ma anche l'ambiente, i siti archeologici, il patrimonio storico-architettonico e il paesaggio.
    L'attività mineraria e le sue testimonianze rappresentano il "filo rosso" per riproporre, ai visitatori del Parco, duemila anni di Storia, dagli Etruschi ai giorni nostri.
    Il Parco Tecnologico e Archeologico delle Colline Metallifere Grossetane, tuttavia, non vuole essere soltanto uno "specchio del passato", ma - tramite appunto il Master Plan - occasione per progettare uno scenario di sviluppo, centrato su un recupero delle testimonianze di archeologia industriale non solo a fini museali ma anche per insediare nuove funzioni legate alla Ricerca, alla formazione professionale e all'innovazione tecnologica, attraverso un "percorso culturale" che si dipana lungo il paesaggio minerario toscano, dai segni del passato al futuro possibile.

    Il Parco delle Colline Metallifere è un parco di tipo nuovo che si estende su un territorio della Provincia di Grosseto comprendente sette comuni. In esso sono presenti testimonianze di un'attività siderurgica e mineraria il cui svolgimento ha avuto un andamento intermittente: una fase etrusca che si è conclusa con la conquista romana, una fase medievale che si è interrotta con l'epidemia del 1348 e una fase moderna-contemporanea avviata con i nuovi impianti siderurgici realizzati da Leopoldo II di Lorena a Follonica nel 1832 e proseguita nel Novecento con i grandi cantieri minerari della Montecatini. Le Colline Metallifere costituiscono quindi la "culla" della moderna industria di base in Italia.
    Nella seconda metà del Novecento questo complesso di attività è stato progressivamente dismesso: nel 1957 hanno chiuso le miniere di lignite di Ribolla, nel 1960 hanno cessato di funzionare gli stabilimenti di Follonica, fra il 1982 e il 1994 si sono arrestate tutte le attività estrattive della Montecatini. Con la chiusura delle miniere è iniziata la mobilitazione per salvaguardare gli impianti come testimonianza di un'epoca che ha significato per la società locale una profonda e non effimera partecipazione a molti aspetti della moderna società industriale. Pozzi, castelli, edifici industriali, infrastrutture sono diventati per la collettività gli elementi di un patrimonio insostituibile e irrinunciabile, che da macchina industriale si è trasformato in "macchina della memoria" per mantenere attuale il valore dell'esperienza passata e per perpetuare l'identità acquisita in circa un secolo di storia mineraria. Come conseguenza di questa tenace azione difensiva è stato istituito (con legge dello stato 388/2000) il Parco Tecnologico e Archeologico delle Colline Metallifere che ambisce a collocarsi nella fascia alta dei parchi di archeologia industriale a livello europeo e a diventare uno degli esempi più avanzati e innovativi nel settore dei "parchi-territorio": esso è finalizzato a offrire ai visitatori l'opportunità di accostarsi a un patrimonio molteplice, dove la storia, l'arte, l'ambiente, la tecnica e le diverse culture del lavoro che si sono succedute diventano gli elementi di una struttura profonda del territorio che il Parco intende restituire in tutta la sua ricchezza e complessità. L'originalità del Parco si segnala:

    - innanzitutto per il suo carattere multitematico: il suo pregio e la sua attrattiva dipendono da un'offerta molteplice di temi di interesse, legati all'archeologia etrusca e medievale, all'archeologia industriale, al patrimonio naturalistico e ambientale, al patrimonio storico-architettonico (centri storici, castelli, ecc.) e al paesaggio; ognuno di questi aspetti andrà integrato nell'ambito di un sistema unitario di fruizione turistica;

    - per la sua struttura multipolare: il parco non costituirà un areale continuo che si sovrappone a tutto il territorio delle Colline Metallifere; esso avrà, invece, natura di Network Park la cui unitarietà non è data dalla continuità territoriale quanto dalle sue caratteristiche di rete che interconnette un sistema disgiunto di "zone a parco" dove si concentrano le maggiori occasioni di offerta culturale e di intrattenimento;

    - per la sua profondità storica: il parco abbraccia infatti un insieme di testimonianze dell'attività metallurgica e mineraria che si distribuiscono su un lunghissimo arco storico, dall'epoca etrusca fino all'età contemporanea; il Parco delle Colline Metallifere vuole essere luogo di evocazione di una storia produttiva "di lunga durata";

    - per il suo modello di pianificazione: la sua progettazione non presuppone alcun modello di pianificazione "separata"; l'attuazione del Parco resta affidata agli strumenti ordinari della pianificazione territoriale e urbanistica;

    - per il suo ruolo di impulso alla crescita dell'economia locale: attraverso la realizzazione del Parco si dovrà promuovere un nuovo modello di sviluppo economico centrato sulla valorizzazione delle risorse locali; il Parco delle Colline Metallifere diventa il motore in grado di dare impulso a tutto un sistema di attività endogene legate ai settori del turismo, della cultura, dell'artigianato e dei servizi alla persona;

    - per il suo sistema di gestione partecipata: il ruolo attivo delle amministrazioni locali, nella scelta degli indirizzi di progettazione e nelle forme di gestione del parco, diventa il presupposto per coinvolgimento pieno e consapevole delle comunità locali alla vita del Parco.

    L'elaborazione del Master Plan del Parco delle Colline Metallifere ha comportato tre fasi distinte di lavoro, la prima relativa all'analisi del sistema ambientale, la seconda rivolta all'individuazione delle testimonianze industriali di maggior valore storico-culturale, la terza finalizzata alla progettazione vera e propria del Parco (musealizzazione dei siti, recupero ad altri usi di ex-edifici industriali, individuazione di percorsi di visita, ecc.).
    L'analisi del "sistema ambientale" ha comportato una serie di indagini (sui giacimenti minerari, sulle unità di paesaggio e sulle principali aree di pregio ambientale) finalizzate a ricostruire il paesaggio che ha fatto da cornice allo svolgimento delle attività produttive. Il Parco dovrà fornire le condizioni e gli strumenti più idonei per rileggere la storia, spesso conflittuale, dei rapporti fra attività produttive e ambiente: il bosco come fonte di materiale combustibile dell'attività siderurgica, i fianchi collinare come luoghi d'estrazione di materiali di ripiena, i corsi d'acqua come fonte energetica, ecc.
    Nella seconda fase si è proceduto alla costruzione di una banca dati georeferenziata, organizzata su un sistema gerarchico di schede di rilevazione (schede sito, schede edificio e schede macchina). La banca dati non è soltanto un potente strumento di consultazione (le schede comprendono la descrizione dei siti, ma anche i progetti in essere, la normativa di piano, i vincoli, lo stato di conservazione, oltre a una copiosa documentazione cartografica e fotografica), bensì anche strumento di progettazione e gestione del futuro Parco.
    Nella terza parte, infine, vengono illustrati gli obiettivi del Masterplan, le fasi della sua attuazione e alcuni progetti relativi alla valorizzazione di singoli siti. Il compito del Masterplan è quello di costruire uno scenario che, partendo dalla situazione presente, prefiguri le tappe successive di un processo incrementale di attuazione del Parco, scandito dai tempi necessari allo svolgimento degli interventi di bonifica, dalle modalità di conferimento del patrimonio ex-industriale dalle società concessionarie ai comuni, dal reperimento delle risorse necessarie al finanziamento degli interventi, ecc.
    Tale scenario è stato rappresentato con una successione di elaborati cartografici. Nel primo viene rappresentato il "Parco che già esiste", il Parco che già oggi si offre alla fruizione dei visitatori; in questo elaborato sono stati riportati con opportuna simbologia tutti i siti nei quali vi siano luoghi accessibili al pubblico (musei al chiuso, musei all'aperto, percorsi museali, villaggi minerari, ecc.).
    Nel secondo elaborato, invece, sono rappresentate le fasi successive della costruzione del Parco, la fase "a breve" che include i progetti già in essere (progetti in corso, progetti da appaltare, progetti allo stato esecutivo) e la fase "a lungo termine" in cui figurano le priorità di intervento espresse dalle amministrazioni e i "piani guida" relativamente alla sistemazione di alcuni siti.
    La molteplicità dei siti di cui si compone il Parco richiede un sistema ragionato di percorsi che consenta ai visitatori di scegliere fra diverse opzioni di visita, ad ognuna delle quali corrispondono itinerari specifici. A tal fine sono stati individuati cinque itinerari (itinerario dell'allume, del ferro, della lignite, della pirite e del rame); ognuno di essi collega i luoghi di lavorazione deputati a un minerale specifico; seguendo l'itinerario il visitatore avrà modo di ripercorrere, in un arco di tempo che va dall'epoca etrusca fino all'età contemporanea, l'evoluzione tecnologica dell'attività mineraria e metallurgica inerente al minerale che fa da filo conduttore della visita.

     

     
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