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Il Parco ha un Drago: si chiama agroalimentare. Con i grani antichi nuove opportunità per il territorio

IMG_2876GAVORRANO – È stata firmata questa mattina a Gavorrano la lettera di intenti che dà il via alla collaborazione tra il Parco delle Colline Metallifere e la rete di filiera Drago (Distretto rurale agricolo gastronomico organizzato) per la produzione e la trasformazione dei grani antichi.

Il progetto, nato più di un anno fa nei Comuni di Massa Marittima, Monterotondo Marittimo e Montieri, grazie anche al sostengo del Parco si estende così a tutti i sette Comuni delle Colline Metallifere. Per il momento sono già trenta gli imprenditori, tra produttori e trasformatori, che hanno aderito alla filiera che può contare su circa 200 ettari di superficie dedicata al grano Senatore Cappelli e più di 200 quintali di prodotto raccolto.

«Con questo progetto – ha spiegato Alessio Guazzini, capofila dei produttori Drago – abbiamo voluto dare agli agricoltori una opportunità per creare reddito dalla loro attività anche perché sono loro che presidiano il territorio e lo custodiscono».

La filiera in questo caso è completa perché sul territorio è presente anche un mulino che lavora il prodotto che poi viene trasformato. Da alcuni mesi sono già in vendita pane, pizza, focacce e pasta, tutti prodotti con la farina del grano delle Colline Metallifere e a prezzi accessibili. La produzione è ancora in fase di crescita e per sostenere l’iniziativa imprenditoriale si pensa anche ad un “Progetto integrato di filiera” per reperire risorse per nuovi investimenti. È qui che entra in gioco il Parco delle Colline Metallifere che aiuterà le imprese a crescere e ad attivare fondi comunitari.

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«Il progetto – ha detto Alessandra Casini, direttore del Parco – rispetta la sostenibilità ambientale e sociale e per il Parco rappresenta quindi un modello di sviluppo del territorio che deve essere incoraggiato». Nella “mission” del Parco infatti c’è anche la promozione e la valorizzazione delle esperienze locali nel campo della sostenibilità così come prevede anche la Carta europea del turismo sostenibile. «Aderire alla carta europea – ha detto Lidia Bai, presidente del Parco – non significa soltanto ricevere un riconoscimento, ma anche seguire un metodo di lavoro che ci ha portato a dialogare e lavorare insieme alle istituzioni e ai soggetti privati del territorio. Da queste collaborazioni è nata anche questa iniziativa che ci vede a fianco del progetto Drago. Il ruolo del Parco del resto è proprio questo: da una parte tutelare il territorio, la memoria e i siti legati all’epoca mineraria, ma dall’altra, anche grazie al suo ingresso nella rete dei geoparchi Unesco, rilanciare il territorio».

Sostenere questo progetto infine significa anche promuovere il territorio attraverso i suoi prodotti tipici. «Per noi trasformatori – ha detto Andrea Montomoli, capofila dei trasformatori Drago – è un motivo di orgoglio aderire al progetto Drago. Il fabbisogno di farina in Italia è doppio rispetto alla produzione, e riuscire a produrre una farina che viene direttamente dal nostro territorio ha molti vantaggi, anche dal punto di vista economico. Perché anche se la farina ottenuta dai grani antichi ha un costo più elevato è sempre più conveniente rispetto ad acquistarla sui mercati nazionali. Alla fine il pane che otteniamo dai grani antichi costa poco di più di un pane tradizionale».

Alla giornata di presentazione di Drago erano presenti anche i rappresentanti dei Comuni del Parco, il consigliere regionale Leonardo Marras e l’onorevole Luca Sani, presidente della commissione agricoltura della Camera dei deputati.

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